I pm Marcello Viola e Amelia Luise hanno gia' presentato ricorso in Cassazione.

Scarcerati per un cavillo sei presunti appartenenti a un'organizzazione di spacciatori e di trafficanti di droga di Palermo; un altro, Vincenzo Inzerra, ritenuto uno dei capi del clan, era stato rimesso in liberta' nei giorni scorsi, e altri potrebbero uscire nei prossimi giorni, per l''effetto estensivo' della decisione.
L'ordinanza e' del gip di Palermo Gianfranco Criscione, che si e' adeguato a un analogo provvedimento del tribunale del riesame. Tornano liberi cosi', oltre a Inzerra, Francesca Caviglia, Domenico Frangiamore, Mariano Flauto, Placido Citarelli, Gaetano Russo e Giovanni Ingrassia. Tutti erano finiti in carcere (con altre 58 persone) nel dicembre scorso, nell'ambito dell'operazione Triade. La scarcerazione e' collegata alla mancanza del prefisso 'ri' nei decreti con cui venivano autorizzate le intercettazioni.
I carabinieri avevano scritto infatti che nelle loro caserme si sarebbero svolte le operazioni di 'ascolto' (cosa, questa, vietata dalla legge, che impone di utilizzare i locali delle Procure): in realta', pero', i militari si riferivano non alla prima captazione ma al 'riascolto' a fini investigativi dei nastri precedente registrati. L'imperfezione linguistica ha portato comunque alla drastica decisione di dichiarare le intercettazioni inutilizzabili: nei confronti degli indagati sono venuti cosi' meno i gravi indizi che avevano portato ai loro arresti. I pm Marcello Viola e Amelia Luise hanno gia' presentato ricorso in Cassazione.
30/7/2010